mercoledì 30 maggio 2012

L'altra faccia dei biocarburanti

Tre anni fa l'Unione Europea ha firmato un'intesa con la quale si è presa l'impegno di ottenere entro il 2020 il 10% dell'energia necessaria all'autotrazione da fonti rinnovabili. In questo settore le grandi promesse derivano dalla possibilità di sfruttare l'idrogeno come fonte energetica e dalla diffusione dei veicoli elettrici, che utilizzano in parte l'elettricità prodotta da impianti eolici, idroelettrici e fotovoltaici.
Tuttavia i ritardi nella diffusione di queste tecnologie, impongono l'utilizzo in tempi più brevi di altre fonti energetiche rinnovabili, per far fronte agli impegni assunti entro le scadenze prefissate; i biocombustibili, essendo utilizzabili nei motori normalmente alimentati a combustibili fossili, permettono di risolvere questo problema.
Tuttavia la comunità scientifica e alcune ong, alimentano perplessità sempre più forti sulle coltivazioni destinate a produrre energia. In primo luogo sottraggono superfici alle produzioni tradizionali, contribuendo all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e imponendone, in alcuni casi, un aumento  delle importazioni.  Inoltre sempre più spesso i paesi ad economia avanzata, per far fronte a propri fabbisogni, sono costretti a produrre al di fuori dei propri confini, spesso in paesi poveri dove la disponibilità di terreno è elevata; in molti casi le superfici necessarie alla coltivazione vengono ricavate dall'abbattimento di foreste vergini, contribuendo a causare la perdita di biodiversità e un danno ambientale spesso superiore ai benefici ottenuti, e calpestando i diritti delle comunità locali.
Anche l'utilizzo di notevoli input chimici contribuisce a ridurre la sostenibilità di queste coltivazione.
Viene in ogni caso ribadita l'importanza di una continua ricerca nella riduzione dell'impatto ambientale delle attività umane, nonostante gli errori o le perplessità con cui inevitabilmente ci si deve scontrare.


Foto: Flickr

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