lunedì 14 maggio 2012

Lo scandalo del "pink slime"

Il 70% della carne di manzo venduta nei supermercati americani contiene "pink slime" (in italiano: "melma rosa"), un insieme di scarti della lavorazione della carne bovina come cartilagini, tendini e altri tessuti, triturati e aggiunti alla carne destinata all'alimentazione umana, per aumentarne il peso e il volume.
Un tempo questo sottoprodotto era utilizzato solamente nella preparazione di alimenti per animali, finchè non si è scoperta una tecnica di disinfezione basata sull'utilizzo di ammoniaca in grado di renderlo sicuro anche per l'alimentazione umana.
E' stato Gerald Zirnstein, scienziato presso l'USDA (United States Department of Agriculture), insieme alla sua equipe, a coniare per primo il termine "pink slime" per mettere in guardia i consumatori americani su ciò che normalmente veniva denominato sulle confezioni con l'espressione "carne magra finemente macinata".
Nel processo produttivo vengono utilizzati in realtà scarti ad elevato contenuto di grassi, i quali vengono asportati mediante trattamenti termici e meccanici; successivamente avviene la disinfezione tramite l'irrorazione di ammoniaca e il confezionamento con successivo congelamento. Le confezioni vengono così distribuite ai supermercati o ai trasformatori di carni bovine che lo utilizzano in miscela con la carne per la preparazione di hamburger o altri prodotti a base di carne macinata.
Non esiste nessun obbligo per i produttori di indicare in etichetta l'utilizzo di questo impasto; sono gli stessi ufficiali dell'USDA a considerarlo semplicemente carne, nonostante il parere contrario di molti colleghi.
ABC News ha scoperto che la donna che ne approvò l'utilizzo, Joann Smith, alla fine del proprio sottosegretariato all'USDA, entrò a far parte del consiglio di amministrazione della principale azienda produttrice di "pink slime", la Beef Products Inc., dove nel corso di 17 anni ha guadagnato oltre 1,2 milioni di dollari.

Fonte: ABC News

Foto: Flickr

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