giovedì 31 maggio 2012

Sequenziato il genoma di pomodoro

Un italiano medio consuma 16,5 Kg di pomodori freschi all'anno; un americano medio anche di più.
Nonostante molte persone siano concordi nell'affermare che i pomodori di una volta fossero più buoni e gustosi di quelli odierni, i risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricerca europeo su oltre 7000 varietà antiche e moderne mostra come i pomodori selezionati negli ultimi decenni possiedano caratteristiche organolettiche migliori rispetto a quelli del passato, grazie a un maggior contenuto in zuccheri e acidi caratteristici, frutto delle moderne tecniche di breeding.
L'ultimo numero di Nature presenta in copertina la notizia del completamento del sequenziamento del genoma di questa specie orticola, seconda per importanza solo alla patata. E' stato sequenziato il genoma delle linee pure costituenti l'ibrido Heinz 1706 e quello della specie progenitrice Solanum pimpinellifolium. Questo risultato è frutto del lavoro di un gruppo di ricerca internazionale, coordinato, tra gli altri, anche dagli italiani Luigi Frusciante, docente dell’Università Federico II, Giovanni Giuliano dell'Enea e Giorgio Valle dell'Università di Padova. Il confronto tra i due genomi mostra una differenza di appena lo 0,6% dei tratti (la differenza sale all'8% rispetto al genoma di patata sequenziato lo scorso anno).
Si tratta di un risultato basilare per lo sviluppo delle ricerche future, per almeno tre ragioni:
1-Permette lo studio approfondito dei dei processi evoluzionistici che hanno portato alla formazione del genere Solanum, tra i più ampi e diversificati del regno vegetale.
2-Mostra agli scienziati le basi genetiche di alcune caratteristiche e meccanismi fisiologici della pianta di pomodoro; a tal proposito ha già permesso di capire i percorsi attraverso i quali si determina il livello di colorazione delle bacche.
3-Aiuta gli scienziati a migliorare le caratteristiche qualitative delle bacche (attitudine alla trasformazione, conservabilità, colorazione, ecc...) e la coltivazione delle piante (resistenza a malattie, adattabilità, tolleranza alla siccità, ecc...).
La conoscenza approfondita del patrimonio genetico permette di intervenire su di esso con consapevolezza, senza bisogno di ricorrere alle biotecnologie, notoriamente poco gradite all'opinione pubblica, ma rilanciando il ruolo della selezione genetica tradizionale.

Fonte e foto: Nature

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