domenica 27 maggio 2012

Un rimedio genetico contro il marciume apicale del pomodoro

Quanti appassionati di orticoltura, dopo mesi di cure amorevoli alle prorpie piante di pomodoro, si sono trovati a raccogliere bacche compromesse da un  marciume all'apice dei frutti? Questa fisiopatia comunemente nota come marciume apicale, colpisce sia le produzioni hobbistiche, sia quelle commerciali, vanificando la vendibilità e la commestibilità dei frutti ed è normalmente associata a una carenza di calcio, legata a squilibri negli apporti idrici alla pianta durante la crescita dei frutti.
Uno studio pubblicato su The Plant Journal, sembra dimostrare come la manipolazione genetica su varietà transgeniche sperimentali, ottenute negli anni 90 allo scopo di selezionare bacche con una migliore consistenza, abbia portato ad una riduzione anche dell'80% di questa problematica. Le diverse varietà di pomodoro, spiega il Dr. Avtar Handa della Purdue University, che operò questa selezione genetica, si prestano a differenti tipologie di utilizzi, in funzione della loro consistenza: una bacca morbida e con buccia sottile sarà così migliore per l'utilizzo in insalata, mentre le bacche più dure sono più adatte per la trasformazione industriale.
Alcuni studiosi di orticoltura della Davis University stanno ora riprendendo in mano gli studi del Dr. Handa, consapevoli che i meccanismi in grado di regolare la consistenza del frutto, possono essere studiati e utilizzati per la prevenzione dei marciumi apicali. Nei frutti colpiti da questa fisiopatia infatti il calcio viene sequestrato dalle pareti cellulari e non viene reso disponibile per le membrane cellulari, causando così la morte delle cellule interessate.
La scoperta del legame degli studi del Dr. Handa con i meccanismi che portano al marciume apicale, oltre ad essere sfruttati nella creazione di varietà geneticamente modificate, sia di pomodoro, sia di altre specie soggette a questa fisiopatia (es. alcune piante da frutta) possono anche essere presi in considerazione nei sistemi di breeding tradizionali, allo scopo di ottenere varietà convenzionali resistenti. Mentre una parte del mondo scientifico è infatti convinta della possibilità di ottenere varietà geneticamente modificate sicure dal punto di vista nutrizionale, una larga fetta dell'opinione pubblica, soprattutto in Europa, si dimostra ancora contraria a questa tecnologia.


Foto: Maine.gov

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