sabato 30 giugno 2012

Come nutrire il pianeta (???)

Recentemente The Economist ha pubblicato un grafico prodotto da Cargill (multinazionale che opera nel commercio di cereali e mangimi) che mostra i trend dei surplus e dei deficit alimentari nel mondo, suddivisi per continente, dal 1965 al 2010 (visualizza grafico e articolo).
Dal grafico risulta evidente come l'Europa occidentale e il Nord America abbiano sperimentato un aumento di produttività negli anni '70 grazie alla rivoluzione verde. Dopo questa impennata il surplus produttivo non ha subito variazioni sostanziali in Nord America, mentre sono aumentati progressivamente i fabbisogni dell'Europa Occidentale.
Le evoluzioni più macroscopiche tuttavia riguardano gli altri continenti: in particolare l'America Latina e l'Europa dell'Est hanno prodotto nell'ultimo decennio un notevole surplus alimentare, nato nel primo caso dallo sfruttamento di ampi territori inizialmente non coltivati e nel secondo dalla caduta del comunismo. Per contro sono aumentati in modo impressionante i deficit di Asia e Africa a causa della popolazione crescente e dello sviluppo economico di alcuni paesi.
La conclusione a cui giunge The Economist è la seguente: è necessaria una rivoluzione agricola in Africa.
Con questa semplice frase il settimanale sembra aver trovato la soluzione al problema della fame nel mondo; l'Africa possiede immense risorse naturali e territoriali ancora poco sfruttate che rappresentano un'enorme potenzialità produttiva.
Ciò che tuttavia appare totalmente sconcertante è la leggerezza con cui si affronta un problema che potrebbe avere effetti impressionanti sulla vita di milioni di persone.  Ci si dovrebbe quantomeno domandare se questa rivoluzione agricola avrebbe lo scopo di sfamare le popolazioni povere dell'Africa, oppure se verrebbe condotta nell'interesse di paesi ricchi e potenti, come la Cina, che necessitano di grandi importazioni di alimenti.
Analizzando ciò che sta già avvenendo in Africa sembra evidente che la seconda ipotesi sia la più probabile: se così fosse si assisterebbe ad un'intensificazione del fenomeno del land grabbing, in barba ai diritti dei piccoli agricoltori e delle popolazioni più povere del pianeta e ad una crescente influenza dei paesi più potenti sulla situazione politica degli stati africani, già perennemente instabile. L'Africa rischia di diventare sempre più una terra di conquista, a scapito di persone che, più di ogni altro essere umano al mondo, avrebbero bisogno di cibo e soprattutto di libertà.

Grafico: The Economist

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