mercoledì 20 giugno 2012

La batteriosi del kiwi: situazione attuale

La batteriosi del kiwi è una malattia causata dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA), comparsa per la prima volta in Italia nel 2008, con i primi focolai localizzati nel Lazio e rapidamente diffusasi in tutte le principali regioni italiane in cui si coltiva actinidia. La malattia è presente anche in diverse aree del mondo tra cui Europa, Australia, Nuova Zelanda e Cile ed è già stata rilevata anche in alcuni stati asiatici.
L'infezione inizia in primavera, quando il batterio è in grado di raggiungere le giovani foglie, in seguito a piogge e in condizionni di elevata umidità; da queste inizia la colonizzazione dei tesssuti vegetali fino a raggiungere, per via sistemica, i tessuti legnosi, nei quali, in seguito a gelate invernali, genera cancri e fessurazioni da cui si diffonde nuovamente per mezzo di essudati vegetali. Una volta entrato in circolo nella pianta, è estremamente difficile contrastare la diffusione del batterio.
Per limitare e prevenire la diffusione della malattia risultano importanti alcune tecniche agronomiche preventive come l'eliminazione delle piante infette e la disinfezione dei tagli di potatura, avendo cura di potare per ultime le piante con sintomi sospetti di malattia e di trattare con calce spenta i rami potati, prima della loro distruzione per bruciatura.
E' inoltre da evitare l'irrigazione per aspersione sottochioma o sovrachioma, che creerebbe condizioni di elevata umidità, oltre a fornire un mezzo di diffusione diretta dell'agente patogeno.
Il ricorso a trattamenti rameici dimostra una certa attività batteriostatica ed è quindi importante per limitare i danni.
Recentemente in Europa è stato inoltre registrato il primo agrofarmaco biologico attivo contro il batterio responsabile di questa malattia: il prodotto è denominato Amylo-X ed è costituito da un ceppo (D747) di Bacillus amyloliquefaciens subsp. plantarum in grado di inibire lo sviluppo e quindi la moltiplicazione di Psa.
Il prodotto non è resistente ad antibiotici e si sviluppa anche in presenza di rame, tuttavia, non necessitando di rame per il proprio sviluppo, non è in grado di assorbirlo e per questo non è in grado di trasmettere resistenza a questo metallo ad altre popolazioni batteriche. I primi test eseguiti sul prodotto, denotano una riduzione di incidenza di malattia sulle piante trattate, tra l'8% e il 40%; si tratta evidentemente di un prodotto non in grado di eradiccare un'infezione in atto, ma di un mezzo importante soprattutto per un uso preventivo.

Foto: Fertirrigazione.it (12)

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