lunedì 18 giugno 2012

Terra ai contadini del Myanmar

Il 70 percento dei 47 milioni di abitanti del Myanmar vive in territori rurali; di questi circa un terzo sono lavoratori senza terra. La maggior parte di coloro che hanno la fortuna di possedere un fazzoletto di terra, faticano a mantenerne la proprietà, per almeno due motivi. Il primo è legato all'aumento della sottrazione di terreni ai contadini, in favore di grandi compagnie straniere, spesso senza il riconoscimento di alcun diritto e di alcun compenso; dati governativi mostrano come dalla metà degli anni novanta alla metà degli anni duemila, questa fenomeno abbia visto un incremento del 900 percento.
Il secondo motivo deriva dal sistema legislativo del paese che obbliga i contadini locali a coltivare ciò che il governo impone loro, con conseguente imposizione di quote di produzione e mancanza di libertà decisionale. Questo impedisce l'accesso al mercato di molti contadini e spesso li obbliga a chiedere prestiti o, peggio, a vendere i propri terreni. Anche le prospettive future, in ambito politico e legislativo, non sembrano incoraggianti.
Questa situazione contribuisce a peggiorare continuamente la food security del paese e ad intensificare sensibilmente la condizione povertà in cui versa gran parte della popolazione. Come sostengono molte ONG, il governo , dovrebbe sostenere i diritti di proprietà dei contadini, anzichè fare gli interessi degli investitori stranieri: è il primo passo fondamentale per garantire lo sviluppo rurale del paese, soprattutto in questa fase di transizione verso un sistema democratico, grazie anche all'impegno di Aung Sung Suu Kyi. Nel Viet Nam del Sud, politiche di questo tipo hanno portato ad un aumento della produzione di riso del 30 percento, nel bel mezzo della guerra del Viet Nam.


Foto: Asia.mcc.org

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