venerdì 6 luglio 2012

Il boom della soia danneggia il Paraguay

Il presidente paraguayano Fernando Lugo è stato di recente destituito per impeachment a seguito di una disputa per l'utilizzo di terreni destinati alla coltivazone di soia. Lugo era stato eletto nel 2008 ed era considerato una grande speranza per i poveri del paese, grazie ai suoi propositi di redistribuzione dei terreni in favore dei piccoli contadini; d'altra parte queste buone intenzioni hanno ben presto suscitato l'avversità della potente elite dei grandi proprietari terrieri e, indirettamente, di un mondo che ha sempre più bisogno di soia per sostenere la crescita degli allevamenti e per la produzione di biocarburanti.
Il Paraguay è oggi il quarto maggior esportatore al mondo di soia, diretta principalmente verso i porti cinesi e europei. La rapida diffusione di questa coltura ha modificato pesantemente e irreversibilmente il paesaggio del paese tanto che si stima che dal 1996 oltre 1,2 milioni di ettari di foresta siano stati distrutti allo scopo di ottenere terreni coltivabili e che ogni anno circa mezzo milione di ettari vengano riconvertiti a soia. Questo processo, che favorisce la formazione di grandi aziende agricole, negli ultimi 20 anni ha causato lo"sfratto" di oltre 100.000 piccoli contadini, costretti a migrare verso le città o verso altri paesi.
Ad oggi il 77% della superficie agricola del Paraguay è posseduta solamente dal 2% della popolazione e, mentre il 40% di essa  vive in condizioni di povertà e l'11% è sottonutrita, l'economia paraguayana sta vivendo un vero e proprio boom con un PIL in crescita nell'ultimo anno del 15%. Un simile risultato tuttavia è da considerarsi vano qualora la ricchezza non vada a beneficio di tutte le fascie sociali e l'attuale situazione genera preoccupazione poichè è sintomo di una democrazia in sofferenza e di un sistema che genera un conflitto sociale a danno della parte più debole della popolazione, anzichè promuovere lo sviluppo rurale sostenibile del paese.


Foto: Flickr


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