sabato 14 luglio 2012

In arrivo la mela ogm che non annerisce

Per molti di noi la mela è un frutto troppo grande per essere consumato tutto in una volta; se non possiamo condividerla con qualcuno, spesso scegliamo un frutto differente poichè sappiamo bene quanto sia poco attraente uno spicchio di mela avanzato e rimasto per alcune ore in attesa di essere gustato.
Il fenomeno dell'imbrunimento del frutto è dovuto alla presenza in esso di polifenol-ossidasi, un enzima che in presenza di ossigeno provoca l'ossidazione dei polifenoli presenti nella mela, facendole assumere una sgradevole colorazione marrone.
E' di questi giorni la notizia secondo cui l'azienda americana Okanagan Specialty Fruits sta cercando di introdurre sui mercati statunitense e canadese una tipologia di mela modificata geneticamente attraverso l'introduzione di un gene ricavato da un'altra specie del genere Malus, che riduce pesantemente la produzione dell'enzima responsabile dell'imbrunimento. Anche per il consumatore americano, abituato a consumare alimenti derivati da ogm fin dagli anni '90, questa notizia riveste un'importanza rilevante, poichè si tratterebbe del primo esempio di prodotti geneticamente modificati consumati direttamente, in assenza di trattamenti di cottura o di trasformazione.
Ovviamente gli entusiasmi, così come gli scetticismi, si sprecano: se da una parte si parla già di questa mela come di una svolta epocale, che permetterebbe di aumentare i consumi di mele e di snack costituiti da fettine di mele, senza ricorrere a conservanti che ne alterano il gusto, dall'altra una parte dei consumatori (canadesi soprattutto) e alcune organizzazioni di produttori non vedono di buon occhio un'innovazione che potrebbe danneggiare l'immagine di naturalezza che la mela ha sempre rappresentato.


Foto: Newsfood

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