giovedì 2 agosto 2012

La siccità negli Stati Uniti crea forti tensioni sui mercati

Come riportato da molteplici fonti giornalistiche del settore agricolo e non, gli Stati Uniti stanno subendo una delle siccità peggiori dell'ultimo  secolo, che sta progressivamente riducendo le stime dei raccolti di mais e soia a livelli ormai più che preoccupanti e che rischia di creare forti ripercussioni negative nel mercato interno e sui mercati internazionali.
In una stagione contrassegnata dal record di superficie destinata a mais dagli anni '30 ad oggi, in cui ci si aspettava uno dei raccolti più abbondanti del secolo e che avrebbe potuto spingere al ribasso il prezzo di questo cereale, la situazione è stata totalmente ribaltata dall'anomalo andamento climatico: i prezzi di tutte le principali commodities agricole sono in continua ascesa e rischiano di creare seri grattacapi a tutti i soggetti economici che utilizzano questi prodotti come materia prima per i prorpi processi produttivi.
In particolare le tensioni maggiori riguardano gli allevatori di bestiame (e le relative industrie di trasformazione) e i produttori di etanolo, per loro natura concorrenti nell'approvvigionamento di materia prima agricola. I primi vedranno impennarsi i costi di produzione e saranno probabilmente costretti a ridimensionare le loro mandrie, anche a causa di una ridotta disponibilità di fieno per l'inverno, anch'essa influenzata dalla siccità estiva; i secondi rischiano di perdere la concorrenzialità del proprio business a causa, ancora una volta, della crescita dei costi di produzione, in relazione al prezzo dei combustibili fossili.
Questa situazione rischia di creare un continuo scambio di accuse tra le due categorie e una sorta di "guerra civile" sui mercati, che potrebbe mietere molte vittime, a danno di entrambe le parti.
Una situazione di cui nessuno è colpevole (o forse di cui tutti siamo colpevoli...) deve essere gestita di comune accordo tra le parti e con politiche che abbiano lo scopo di limitare i danni per tutti i soggetti interessati; in caso contrario si rischia una continua lotta sui mercati, che oltre a mettere fuori gioco numerosi soggetti in un contesto di crisi economica internazionale, sarebbe dannosa e controproducente per chiunque.