mercoledì 31 ottobre 2012

In fumo la ricerca pubblica sugli ogm

Resta solo la cenere del frutteto sperimentale dell'Università della Tuscia, dove da un decennio venivano coltivate e studiate circa 350 piante geneticamente modificate di ulivo, ciliegio e actinidia, allo scopo di ricercare nuovi tratti genetici in grado di migliorare la resistenza ai parassiti, portando così ad una riduzione dei prodotti chimici normalmente utilizzati sulle coltivazioni frutticole tradizionali.
A nulla è servita la richiesta di proroga, al termine del periodo di 10 anni entro cui era stata autorizzata la sperimentazione, come a nulla sono serviti gli appelli presentati da diverse associazioni scientifiche, contro la decisione di distruggere un'importante fonte di dati, scaturita da una polemica sollevata da Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici.
Nel giugno scorso è iniziata la distruzione del frutteto attraverso la distribuzione di un prodotto disseccante, alla quale è seguito l'espianto e, in questi giorni, la bruciatura.
In quel campo non sono bruciate solo le carcasse di alcune piante, ma sono andati in fumo i soldi (pubblici) che hanno permesso di finanziare la ricerca, così come gli sforzi e la passione dei ricercatori che l'hanno condotta per anni, potendo raccogliere solo in parte i risultati del loro lavoro.
Va sottolineato come questo lavoro avrebbe potuto permettere di studiare e meglio capire le interazioni delle piante geneticamente modificate con l'ambiente naturale e coltivato che le circonda, per verificare la fondatezza o meno dei timori che giustamente l'opinione pubblica dimostra nei confronti di una tecnologia oggetto di un'accesa discussione.

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