martedì 6 novembre 2012

L'agricoltura del meridione rischia di morire

Chiunque si interessi di agricoltura e del settore agro-alimentare o semplicemente ne sia appassionato, non può non fare caso a ciò che i media comunicano di questo settore attraverso trasmissioni dedicate, approfondimenti, telegiornali, programmi di intrattenimento, ecc... Si parla continuamente di un settore agroalimentare in piena salute, forse l'unico in questo periodo di crisi in grado di trainare l'economia e l'export italiani, grazie anche a prodotti di eccellenza apprezzati in tutto il mondo. Si parla spesso dell'importanza delle tipicità alimentari, si parla di un ritorno alle campagne e si restituisce un quadro dell'agricoltura fatto di immagini d'altri tempi. 
Tutto ciò, se da un lato può portare a riscontri commerciali positivi e può essere apprezzato dal pubblico, dall'altro rischia di creare nell'opinione pubblica una visione distorta della realtà agricola e agroalimentare italiana e soprattutto rischia di nascondere al grande pubblico alcuni problemi che caratterizzano un settore specifico, ma che hanno pesanti ripercussioni sull'intera società.
Alcuni di questi problemi riguardano il panorama agricolo italiano nel suo complesso come ad esempio l'abbandono delle aree montane o collinari, che causa dissesti idro-geologici a danno di intere comunità (si prendano ad esempio le frane ed alluvioni che hanno devastato la Liguria nell'autunno 2011).
Tuttavia a versare in condizioni peggiori è l'agricoltura del centro-sud, che oltre a dover fronteggiare le problematiche strutturali e congiunturali dell'intero settore, si trova a dover fare i conti ogni giorno con le organizzazioni mafiose e con una situazione territoriale, ambientale e amministrativa in molti casi raccapricciante.
La puntata di Linea Verde di domenica 4 novembre, volta alla promozione delle tipicità e del territorio della provincia di Taranto, non ha potuto nascondere come i mitilicoltori della zona siano costretti ad allevare le cozze in un mare loro malgrado inquinato dalle attività industriali, come non ha potuto nascondere l'elevato tasso di inquinamento di terreni e pascoli nei dintorni di Taranto, che ha portato nei mesi scorsi all'abbattimento di molti capi di bestiame che producevano latte con alti tassi di pcb e diossine (lo stesso inquinamento ha già portato alla morte ingiusta di troppe persone). Nella stessa puntata si è parlato dell'elevata qualità dei prodotti agricoli della zona di Palagiano, famosa per la produzione di agrumi e uva da tavola, ma in questo caso non è stata menzionata la forte crisi in cui versa l'area, a causa di costi di produzione in continua crescita, con moltissime aziende indebitate o fallite e un numero elevatissimo di terreni all'asta, così come descritto in un articolo apparso sul Corriere del Mezzogiorno del 29 ottobre 2012 (Vai all'articolo).
Anche durante l'ultima puntata di Che Tempo Che Fa del Lunedì, Roberto Saviano ha raccontato la storia di un ragazzo camerunense approdato in Italia per studiare e per cercare fortuna e che ha vissuto la drammatica esperienza dello sfruttatamento dei braccianti agricoli immigrati nelle campagne del centro-sud Italia (ma talvolta anche del nord), per la raccolta di pomodori, agrumi e altra frutta e ortaggi. Queste persone sono spesso private di ogni diritto, sfruttate illegalmente da persone legate alle organizzazioni mafiose e costrette a lavorare in condizioni inumane per un salario prossimo a zero: 20-30 € al giorno a cui vanno tolti i costi (imposti dai caporali, quindi esageratamente gonfiati) per cibo, acqua, trasporti, cure mediche, ecc... La malavita organizzata è presente in modo capillare nel settore agroalimentare del centro-sud, con legami in tutto il nord Italia, fino a detenere il controllo dei mercati ortofrutticoli più importanti del nostro paese e di buona parte della logistica del settore, con un sistema perverso in grado di far lievitare i costi dei prodotti a danno dei consumatori e a solo vantaggio delle organizzazioni stesse.
Simili situazioni sono innanzitutto intollerabili in un paese che vuole essere civile e democratico e secondariamente danneggiano l'immagine e l'efficienza di un settore estremamente importante, soprattutto per l'economia dell'Italia meridionale, impedendo ai produttori, ai braccianti e ai collaboratori di ottenere un reddito in grado di garantire loro un'esistenza dignitosa.
E' di fondamentale importanza che l'opinione pubblica non solo percepisca le positività del settore agroalimentare, ma si renda anche conto delle pesanti problematiche che lo affliggono al fine di spingere la politica a combattere le diseconomie e soprattutto le ingiustizie.

Foto: Flickr

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