giovedì 6 dicembre 2012

Escherichia Coli preferisce le aree antropizzate

Le attuali convinzioni e conoscenze scientifiche ci portano ad indicare gli allevamenti di bestiame come principali fonti di diffusione di Escherichia coli, un batterio di cui esistono molti differenti ceppi, alcuni dei quali pericolosi per l'uomo poichè causa di disordini del tratto digestivo che possono degenerare fino a causare la morte (si pensi all'epidemia in Germania della primavera 2011).
Il batterio è generalmente presente nelle feci umane o animali, e la sua pericolosità è spesso dovuta all'assunzione di acque contaminate, per cui sono spesso ritenuti colpevoli gli allevamenti di bestiame; alcuni scienziati dello United States Department of Agriculture (USDA) hanno tuttavia scoperto come la presenza di Escherichia coli, sia molto più frequente nelle acque di derivazione urbana, piuttosto che in quelle di aree interessate da allevamenti.
Sono stati testati 450 campioni di acqua e sedimenti, provenienti da 20 diverse località californiane e rappresentativi di aree urbane, aree zootecniche, parchi, foreste e tre impianti di trattamento delle acque. Da questi sono stati isolati oltre 600 ceppi differenti di Escherichia coli, ascrivibili a 6 popolazioni clonali ed è stato riscontrato come la maggior varietà di specie fosse presente nei campioni di acque derivate da aree con prevalenza di urbanizzazione o di attività umane.
E' stato inoltre dimostrato come il 24% degli isolati da sedimenti interessati da acque di origine urbana, possedesse resistenza ad oltre 7 differenti antibiotici.

Fonte: ScienceDaily

Foto: Flickr

martedì 4 dicembre 2012

Più petrolio grazie a un fagiolo: il guar

La fratturazione idraulica o fracking è una tecnologia che permette l'estrazione di gas e petrolio dagli scisti argillosi e consiste nello sfruttare la pressione di un fluido per creare delle fratture negli strati rocciosi, migliorandone la permeabilità e portando alla fuoriuscita dei cosiddetti shale gas e shale oil. Grazie allo sfruttamento di questa tecnologia, gli Stati Uniti potrebbero diventare, nei prossimi anni, i principali esportatori di petrolio nel mondo.
E' curioso come alla base di questa tecnologia estrattiva vi sia un seme: il guar, prodotto da Cyamopsis tetragonoloba, pianta erbacea appartenente alla famiglia delle leguminose. Da questi "fagioli" ricchi di amido, i contadini indiani ottengono da sempre la gomma di guar, una farina giallastra che dispersa in acqua forma un fluido colloso utilizzato nella cucina locale e nell'industria alimentare come addensante e nella produzione di cosmetici. Le proprietà di questo fluido vengono oggi sfruttate nella trivellazione di pozzi petroliferi: attraverso la raffinazione della gomma di guar si ottiene un gel, unico mezzo attualmente a disposizione che permettere il trasporto in profondità della sabbia, principale strumento per la fratturazione delle rocce.
Questo nuovo utilizzo ha portato negli ultimi anni ad un aumento vertiginoso dei prezzi della materia prima agricola che, se da una parte ha permesso ai contadini indiani di fare affari d'oro, vendendo il prodotto dei loro campi ad un prezzo cinque volte superiore all'ordinario, dall'altra sta creando forti grattacapi alle compagnie di estrazione, che vedono lievitare i loro costi di produzione a livelli preoccupanti.
Nonostante la produzione di guar sia fortemente aumentata, il prezzo è passato dai circa mille dollari per tonnellata del 2010 a 5mila dollari nel 2011 e fino a 20mila dollari lo scorso luglio. E' comunque previsto un ritorno dei prezzi su valori più contenuti (5-6000 $/t), ma è evidente come il mercato stia vivendo un periodo di forti tensioni, che preoccupano l'industria estrattiva, al punto di spingerla a ricercare prodotti di sintesi alternativi alla gomma di guar.