sabato 13 settembre 2014

Miele: attesi aumenti di prezzo del 20-30%

La stagione di produzione del miele non è stata affatto favorevole per gli apicoltori italiani e di diversi altri paesi, a causa di vari problemi concomitanti. Primo fra tutti il clima: l'estate fresca e piovosa ha ridotto o ostacolato l'attività di bottinatura delle colonie, creando di per sè un contesto di fondo sfavorevole.
Inoltre lo scorso inverno, caratterizzato da temperature eccezionalmente miti, ha favorito lo svernamento e il successivo sviluppo delle popolazioni di molti insetti dannosi in agricoltura, obbligando gli agricoltori ad eseguire un numero elevato di trattamenti che, si sospetta, non sempre siano stati posizionati nei momenti più favorevoli alla salvaguardia del patrimonio apistico. Si ricorda che per molti prodotti è vietato eseguire trattamenti durante la fioritura o in altre fasi critiche in cui le api sono abbondantemente presenti sulla vegetazione.
A seguito di questa situazione, sono state segnalate numerose morie di colonie o, talvolta, di interi apiari, e si stima un calo di produzione di miele fino al 50% in Italia, 50% in Sud America, 40% in Spagna, 60% in Europa dell'est.
Come risultato di questa scarsa produzione apistica, sono attesi prezzi in aumento del 20-30% per tutte le tipologie di miele, rispetto ai valori medi dello scorso anno.

giovedì 11 settembre 2014

L'indice FAO dei prezzi alimentari al minimo quadriennale

Dopo cinque mesi di discesa continua, l'indice FAO dei prezzi alimentari ha raggiunto il livello più basso da settembre 2010, a causa soprattutto delle buone condizioni meteorologiche che hanno spinto al rialzo le rese cerealicole mondiali. Anche i prodotti lattiero-caseari giocano la loro parte nel mantenere basso il valore dell'indice, avendo subito una riduzione dei prezzi del 18,9% nell'ultimo anno, grazie a un'offerta abbondante e ad una ridotta domanda per l'importazione, complice anche il blocco delle importazioni imposto dalla Russia.
I prezzi di grano e mais sono ai minimi degli ultimi quattro anni, mentre il prezzo del riso, in controtendenza, sta proseguendo un trend positivo, spinto da motivazioni meteorologiche, politiche e di disponibilità commerciale.
Le stime di produzione 2014 per grano e mais sono inoltre state riviste al rialzo, prevedendo una produzione mondiale complessiva di poco inferiore al livello record dello scorso anno. Come risultato di due ottime annate consecutive, si prevede che le scorte di tutti i principali cereali raggiungeranno il livello più alto degli ultimi 15 anni (616 milioni di tonnellate).

Fonte: FAO

mercoledì 10 settembre 2014

Prezzo dello zucchero al livello minimo degli ultimi 4 anni

Il prezzo internazionale dello zucchero è scivolato al livello minimo degli ultimi 4 anni, dopo le notizie positive sulla produzione di zucchero di canna brasiliano. Al momento le quotazioni riflettono valori simili a quelli raggiunti nel mese di giugno 2010.
I timori dovuti ad un andamento climatico siccitoso nel paese sudamericano sono stati fugati e la produzione sembra al momento superiore alle attese. La siccità delle scorse settimane, pur avendo ridotto le rese produttive di canna da zucchero, ne ha aumentato il tenore zuccherino in misura più che proporzionale.
Tuttavia, secondo alcuni attori commerciali, il decorso stagionale potrebbe anche aver accorciato la stagione produttiva, portando a maturazione le colture più precocemente; questo effetto, se verificato, potrà portare a rivedere nuovamente le stime nelle prossime settimane.

Fonte: Agrimoney

lunedì 8 settembre 2014

Un nuovo studio sul commercio alimentare nel mondo

Mentre la popolazione mondiale cresce di un miliardo di persone ogni 12-14 anni, l'offerta di cibo potrebbe non essere in grado di tenere il passo in particolare per alcune regioni aride o semi-aride come il Sahel africano, che già dipendono fortemente dalle importazioni di cibo.
Un nuovo studio condotto dall'Università della Virginia ha analizzato i possibili sviluppi della sicurezza alimentare globale e in particolare i percorsi seguiti dai commerci internazionali, aspetto mai considerato fino ad ora in uno studio dedicato. Partendo dai dati FAO relativi alla produzione e al commercio di cibo nel mondo, i ricercatori hanno ricostruito la rete commerciale e in particolare lo scambio di calorie tra i diversi paesi che ne fanno parte.
Paolo d'Odorico, professore di scienze ambientali e responsabile del progetto, ha evidenziato come dal 1986 al 2009, l'ammontare complessivo di cibo scambiato sia più che raddoppiato, mentre la rete commerciale si è ampliate del 50%. Gli scambi di cibo internazionali al momento riguardano circa il 23% della produzione globale, di cui una buona fetta viene prodotta da paesi ad agricoltura sviluppata a diretta verso paesi più poveri.
La produzione complessiva di cibo, nel periodo considerato, è aumentata del 50% garentendo così la sicurezza alimentare di buona parte della popolazione in crescita, grazie anche allo sviluppo dei commerci.
Lo studio evidenza come la maggior parte dell'Africa e del Medio-Oriente non siano autosufficient dal punto di vista alimentare, ma lo sviluppo del commercio ha permesso di migliorare l'approvvigionamento per alcune zone critiche. Tuttavia lo sviluppo commerciale non è bastato a combattere la malnutrizione nell'Africa Sub-Sahariana e nell'Asia Centrale.
Nel periodo oggetto di studio è aumentato il numero dei paesi dipendenti dalle importazioni alimentari; tali paesi sono soggetti ad alta vulnerabilità in caso di periodi critici come quelli verificatesi nel 2008 e nel 2011, quando condizioni meteorologiche eccezionali, principalmente siccità, hanno ridotto fortemente l'offerta globale di cibo e hanno spinto alcuni paesi produttori a limitare le esportazioni per salvaguardare il proprio fabbisogno interno.
13 prodotti agricoli (frumento, soia, olio di palma, mais, zuccheri, ecc...) costituiscono da soli  l'80% della dieta mondiale e del commercio alimentare. 
Da notare come la Cina mostri un aumento continuo nel consumo di carne: questo provoca cambiamenti nell'utilizzo interno del territorio, poichè la produzione di cibo di origine animale necessita di superfici molto elevate. Il consumo di grassi e proteine aumenta con il progresso economico di un paese, con forti ripercussioni sull'utilizzo delle terre.
Alcuni paesi, come USA e Brasile, caratterizzati da clima favorevole, terreni produttivi, disponibilità di mezzi tecnologici e di capitali si sono sempre comportati come esportatori, ma con l'aumentare della popolazione e le variazioni nello scenario globale, potrebbero un giorno ridurre la quantità di cibo destinata ad altri paesi. 
In ogni caso il futuro resta imprevedibile; certamente lo sviluppo commerciale potrà garantire una maggior redistribuzione delle risorse alimentari, ma non necessariamente la loro disponibilità per l'intera popolazione mondiale.

Fonte: ScienceDaily

venerdì 5 settembre 2014

Scorte di cereali mai così alte dal 1988

Secondo le proiezioni dell'International Grain Council, le scorte di cereali nel mondo hanno raggiunto livelli mai visti dalla campagna 1987-88, dopo che il livello delle scorte di mais è stato ritoccato al rialzo di 3 milioni di tonnellate, grazie alle cresciute aspettative di resa nei confronti di Brasile, Unione Europea e Ucraina. Le scorte di mais sono in crescita di 17 milioni di tonnellate rispetto allo scorso anno (la crescita più alta degli ultimi 27 anni) e sono stimate ad un valore complessivo di 190 milioni di tonnellate.
Le aspettative di resa sono cresciute notevolmente durante il mese di agosto, grazie ad un clima favorevole che ha favorito le coltivazioni di mais dell'intero emisfero nord, Stati Uniti inclusi, in cui si attende una produzione record.
Negli USA, il 73% della superficie a mais è giudicata "buona" o "eccellente" dalle statistiche dell'USDA.
Una simile situazione è senza dubbio favorevole agli agricoltori sul fronte della produzione, ma sta causando un continuo declino dei prezzi della commodity che potrebbe vanificare ogni incremento reddituale per le aziende agricole. Per alcune di esse il prezzo di mercato potrebbe divenire perfino inferiore al prezzo di produzione, trasformando così un'ottima annata, in una perdita netta.

Fonte: AgWeb

Foto: Flickr

mercoledì 3 settembre 2014

Ottimo inizio per la campagna bieticola

La prima parte della campagna di raccolta 2014 della barbabietola da zucchero fa segnare rese da record, grazie soprattutto all'andamento climatico favorevole. In tutti e quattro i bacini saccarifieri afferenti agli altrettanti zuccherifici operanti, si sono ottenute rese decisamente elevate. Partendo dal sud, lo zuccherificio di Termoli (CB) ha esteso di alcune settimane la durata dei conferimenti per far fronte ad una produzione superiore alle aspettative di almeno 3-400 mila quintali, che combinata a una polarizzazione superiore al 17% porta ad una resa in zucchero media superiore a 9 t/ha.
Per quanto riguarda gli areali del nord (San Quirico (PR), Minerbio (BO) e Pontelongo (PD)), la resa in radici si attesta mediamente intorno alle 6,5 - 6,8 t/ha. I livelli di polarizzazione in questi bacini sono piuttosto bassi, di poco superiori al 14%, a causa soprattutto delle frequenti piogge, ma grazie alle rese elevate consentono comunque di ottenere una resa in saccarosio superiore alle 9 t/ha; in alcune aree della pianura padana orientale si sono superate perfino le 10 t/ha.
Questi livelli produttivi sono in linea con quelli normalmente raggiunti in nord Europa e confermano le potenzialità di reddito di questa coltura, oltre alla sua importanza nella rotazione.
Desta tuttavia preoccupazione l'attuale livello di prezzo dello zucchero, ai minimi degli ultimi quattro anni, e crollato del 30% circa in poco più di un anno. Questa situazione rischia di frenare gli investimenti nel settore settore, in particolare per la prossima campagna, e ha già creato contrasti di natura contrattuale tra industria e agricoltori nel corso della stagione di coltivazione.

Foto: Flickr

martedì 2 settembre 2014

Nocciole: prezzi alti, produzione bassa

L'anomala stagione estiva sembra aver condizionato negativamente il raccolto di nocciole 2014; dopo una scarsa impollinazione durante il periodo di fioritura, le frequenti piogge e le temperature decisamente miti dei mesi scorsi hanno infatti condizionato negativamente lo sviluppo e la maturazione dei frutti, tanto che si prevede un raccolto più che dimezzato rispetto al 2013. Si è passati infatti da una resa media di circa 30 q/ha nel 2013 a 10-12 q/ha nel 2014.
Occorre tuttavia ricordare che il 2013 è stato un anno record e che la tendenza delle piante ad una certa alternanza produttiva, già faceva presagire una minore produttività dei corileti per la stagione corrente.
Fortunatamente per i coltivatori ci pensano i prezzi a compensare almeno in parte la modesta produzione: la ridotta presenza di prodotto sul mercato, dovuta sia allo scarso raccolto, sia alla ritardata maturazione, sta infatti spingendo al rialzo le quotazioni. Anche in Turchia, principale produttore mondiale, le condizioni climatiche, in particolare una serie di gelate durante la fioritura, hanno condizionato pesantemente la produzione.
Le preoccupazioni principali riguardano ora l'industria dolciaria, sia per la difficoltà nell'approvvigionarsi del prodotto da trasformare, sia per il prezzo elevato, passato dai 230-250 €/q di inizio campagna 2013 a circa 375-395 €/q.

lunedì 1 settembre 2014

Un ufficio verde aumenta la produttività

Secondo uno studio del Dott. Chris Knight dell'Università di Exeter in Gran Bretagna, la semplice presenza di alcune piante in un ufficio troppo essenziale, aumenterebbe la poduttività del 15%.
La ricerca, durata 18 mesi e condotta in collaborazione con altre quattro università nel mondo, ha ricondotto alla conclusione che inserire persone all'interno di uffici minimali, dotati solo di quanto strettamente necessario per svolgere il lavoro richiesto, è esattamente come rinchiudere una formica in un vasetto o un gorilla  in una gabbia completamente vuota.
Questi risultati contrastano la moda del "lean office", diffusa in molti ambienti di lavoro, che vuole uffici essenziali, ordinati e privi di tutto il superfluo.
Lavorare in un ambiente di lavoro piacevole e psicologicamente coinvolgente, aiuta a rendere le persone più felici e rilassate, e  per questo più produttive; non sono solo le piante a svolgere questo compito, ma tutto quanto possa rendere più piacevolmente vivibile un ambiente, come quadri, fotografie, una buona illuminazione o un buon profumo, possono avere lo stesso effetto positivo sulla felicità e sulla produttività del personale.

Fonte: The Guardian